Una sentenza controversa quella del 9 ottobre 2025, il Tribunale di Roma ha emesso un provvedimento che ha suscitato dibattito sull’affido condiviso di un bambino di quattro anni. Nonostante la grave conflittualità tra i genitori, il giudice ha stabilito che il minore rimanesse nella casa familiare, mentre i genitori alternassero la loro presenza. Questa decisione, inusuale e rischiosa, è stata motivata dalla necessità di mantenere l’habitat di riferimento del bambino.
Affido condiviso tra conflitti: la sentenza del Tribunale di Roma
Dettagli della sentenza
Il provvedimento, che si basa sulla Riforma Cartabia, è temporaneo e richiede un monitoraggio da parte di un Consulente Tecnico d’Ufficio (CTU). Le accuse di violenza tra i genitori sono state considerate indimostrate allo stato attuale, portando il giudice a tentare un approccio alternativo. Tuttavia, la situazione presenta già notevoli perplessità, visto il riconosciuto clima di conflittualità.
Rischi e preoccupazioni
Il modello di affido condiviso richiede una cooperazione che, nel caso attuale, appare estremamente complessa. La madre ha denunciato violenze psicologiche e fisiche, mentre il padre ha ammesso tensioni verbali. Questo scenario potrebbe trasformare la casa in un campo di battaglia, con il bambino costretto a vivere in un ambiente di tensione continua.
Il ruolo del CTU
Il CTU avrà il compito di valutare la sostenibilità di questa soluzione, esaminando i profili psicologici dei genitori. Dovrà segnalare al giudice eventuali comportamenti a rischio per il minore, garantendo la sua sicurezza e benessere. L’analisi delle dinamiche familiari diventa cruciale per il futuro del bambino.
Questioni economiche irrisolte
Un altro aspetto controverso della sentenza riguarda le spese legate alla casa familiare. La decisione di non assegnare la casa ha lasciato in sospeso la questione delle bollette e delle spese correnti, aumentando il potenziale di conflitto tra i genitori. Senza una chiara regolamentazione, il fragile equilibrio imposto dal tribunale rischia di infrangersi, complicando ulteriormente la situazione.
La sentenza del Tribunale di Roma rappresenta un caso significativo nel contesto delle separazioni conflittuali e l’affido condiviso, sollevando interrogativi su come garantire il benessere dei minori in situazioni di alta tensione familiare.

